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La Delusione è un tema che ho incontrato più volte sul mio percorso e sono sicura che anche tu potresti scrivere un luuuuungo elenco vero?

Non so come tu abbia reagito a questi ripetuti incontri. Io, ad un certo punto, ho iniziato a farmi qualche domandina, interrogandomi su cosa realmente fosse quella sensazione ricorrente di tristezza che sentivo. Non capivo se fosse unicamente legata alla mancata realizzazione di un qualcosa che desideravo o se c’era dell’altro.

La mia curiosità mi ha spinto a capire l’origine di questa parola, anche dal punto di vista etimologico e poi ad andare oltre…..

Per definizione con delusione si descrive un sentimento di amarezza di chi vede che la realtà non corrisponde alle sue speranze (Treccani 2017. Dizionario della lingua italiana, 2017).

Quindi l’amarezza che sentiamo è legata ad un qualcosa che speriamo e vogliamo si realizzi.

Questo si può verificare in ogni ambito della nostra vita: lavorativo, familiare, nelle relazioni, praticamente ad ogni livello.

Questo mi porta ad un’altra domanda: forse sto dando per scontato qualcosa?

La risposta che io ho trovato è legata alle aspettative: quando descriviamo la realtà che dovrebbe essere naturale per come la immaginiamo leghiamo a quella realizzazione delle aspettative che se disilluse portano a delusione; in pratica ci aspettiamo che la realtà vada unicamente come l’abbiamo immaginata, ovviamente per il nostro bene e se così non è rimaniamo delusi.

Ora cosa potremmo fare per evitarci questa sofferenza?

Per chi legge i nostri articoli è chiara la nostra passione per l’Oriente.

Un’antica favola Zen descrive così la delusione: “la delusione per un’anima nobile è ciò che è l’acqua fredda per un metallo che brucia: rafforza, tempera, intensifica, ma non lo distrugge” (Zanetti, 2011).

Quando le cose non vanno così come tu le avevi pensate prova a scovare l’aspettativa che avevi messo in quella realizzazione; una volta che l’hai identificata prova a dirti: “ok se così non deve essere, qual è l’insegnamento per me che ora è giusto che io impari? Cosa mi serve sapere?”

Abbiamo a volte la presunzione di sapere ciò che è giusto per noi, e ne siamo così convinti che non prendiamo nemmeno in considerazione l’opzione che non possa essere altro che così, come noi lo abbiamo immaginato.

Ma per fortuna o purtroppo arriva la vita a ridimenzionarci, facendoci raddrizzare il tiro, portandoci verso l’obiettivo reale della nostra esistenza senza che noi magari ce lo spieghiamo.

Mi piace immaginare questo aspetto della vita come una “caccia al tesoro” in cui ogni volta ti chiedi “qual è il prossimo indizio?”.

Legare il nostro agire ad aspettative ci farà sempre soffrire, è un po’ come dare per avere. Fare per il piacere di fare, lasciare quindi che l’amore verso la vita guidi le nostre azioni, ci libera dall’idea di avere qualcosa in cambio, quindi ci libera anche dalla possibilità di essere deluso, perché non si lega alcuna aspettativa a quell’azione/relazione/pensiero.

Le mie esperienze mi portano a credere in ciò che recita la favola zen “le delusioni rafforzano e temprano, ma non distruggono”; sta nella forza della nostra mente valutare quanto tempo ed energia si vuole impiegare nell’amarezza e in tutte le sensazioni ad essa correlate.

Quanto all’imparare a lasciare andare le aspettative….che dire…secondo me è puro allenamento legato alla consapevolezza che ciascuno ha di sé e parte soprattutto dalle piccole cose… pian piano ci si accorge che si cambia soprattutto ripensando a come si era soliti reagire in passato, e magari si prova persino tenerezza nei nostri stessi confronti. E chissà che proprio lì impariamo che ci può amare un po’ di più.

L’Amore è il motore, sempre, in qualsiasi sfaccettatura della realtà.

Lucia

Bibliografia:

Treccani 2017. Dizionario della lingua italiana. (2017). Roma; Firenze: Giunti T.V.P.

Zanetti, A. (2011). Le più belle storie zen. Siena: Liberamente.